Cronaca

Carcere Santa Maria Capua Vetere, ex detenuto picchiato in carrozzina: “Peggio dei demoni”

L’uomo racconta: “Mi hanno fatto un buco in petto col manganello, mi hanno colpito alle spalle, sui piedi, in faccia e tolto parecchi denti”

Carcere Santa Maria Capua Vetere, un ex detenuto in carrozzina “Francesco Uccella” racconta a Sky TG24 le violenze subite all’interno del carcere, a due giorni dall’operazione che lunedì ha portato a 52 misure cautelari nei confronti degli agenti coinvolti negli scontri con i carcerati che avvennero il 6 aprile 2020, in pieno lockdown, nella prigione nel Casertano

Ex detenuto picchiato in carrozzina nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

L’uomo ha dichiarato ai microfoni di Sky TG24: “Io stavo sulla sedia a rotelle nella mia cella, stanza 13. Mi hanno fatto un buco in petto col manganello, mi han colpito in faccia e tolto parecchi denti. Poi mi hanno colpito alle spalle, sui piedi. Per me non era normale. Sono peggio dei demoni”. E sul video delle violenze in carcere, divulgato dai media nella giornata di ieri, ha commentato: “Pensavano di aver spento le telecamere, ma non è vero. Si erano dimenticati, me lo ha detto un appuntato”.

Salvini: “Chi sbaglia paga, ma rispetto per divisa”

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ospite della trasmissione “Barba&Capelli” su Radio Crc Targato Italia, ha commentato: “Chi sbaglia paga soprattutto se indossa una divisa però non si possono coinvolgere tutti i 40mila donne e uomini di polizia penitenziaria e non si possono sbattere in prima pagina con nomi e cognomi. Serve rispetto per uomini in divisa che ci proteggono in strada, i singoli errori vanno puniti. Conosco quei padri di famiglia sotto accusa e sono convinto che non avrebbero fatto nulla di male“. Salvini ha poi confermato per domani alle ore 17 la sua presenza al carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Malpezzi (Pd): “Grave ambiguità di Salvini”

Le immagini delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sono gravi e infangano il prezioso lavoro di migliaia di agenti. Si faccia chiarezza perché in uno stato di diritto il carcere è luogo di recupero, non di abusi. Grave ambiguità e strumentalizzazione di Salvini”. Così su Twitter la presidente dei senatori del Pd, Simona Malpezzi.

Detenuto 27enne morto in cella: oppiacei dopo botte

Prima le botte, poi una quantità tossica di farmaci – oppiacei, neurolettici e benzodiazepine – assunta “in rapida successione e senza controllo sanitario”: Lamine Hakimi, detenuto algerino 27enne affetto da schizofrenia, è morto il 4 maggio 2020 nella sezione Danubio, a distanza di quasi un mese dalle violenze perpetrate, per un arresto cardiocircolatorio conseguente a un edema polmonare acuto.

Era uno dei 15 carcerati del reparto Nilo classificati dalla polizia penitenziaria come pericolosi e per questo motivo messi in isolamento nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dopo la “orribile mattanza”, come l’ha definita il gip, del 6 aprile scorso. Un evento che ha spinto l’ufficio inquirente guidato dal procuratore Maria Antonietta Troncone a ipotizzare nei confronti dei poliziotti indagati il delitto di “morte come conseguenza di altro reato”.

Scelta però non condivisa dal giudice, che invece ha classificato quel decesso come un suicidio. Agli altri detenuti in isolamento che soffrivano di varie patologie, secondo quando riporta l’ordinanza, venne sospesa la somministrazione dei farmaci. Il giorno della morte di Hakimi, inoltre, venne eseguita un’altra perquisizione personale durante la quale, per l’ennesima volta, gli agenti sputarono sui detenuti e proferirono minacce nei loro confronti: “Mica è finita qua! Avete avuto la colomba, dovete avere ancora l’uovo di Pasqua”.

Le violenze sul giovane detenuto

Le violenze ai danni di Hakimi, così come per le altre vittime, sono descritte in maniera dettagliata nel provvedimento. Prelevato con la forza dalla sua cella, la numero 7, del reparto Nilo, percosso con calci, schiaffi, pugni durante il trasferimento, con una tale frequenza da provocarne lo svenimento. Hakimi accenna anche a una reazione, sferra un pugno ai poliziotti, dopo essere stato colpito alla testa due volte ma ottiene solo un ulteriore accanimento nei suoi confronti: testa schiacciata contro il pavimento e colpi di bastone alle costole e alle gambe mentre viene trascinato per la maglia nel reparto.

Diversi carcerati parlano delle sue condizioni e ognuno le definisce peggiori delle proprie: “…stava troppo male, aveva segni di manganellate dappertutto e un bozzo dietro la testa… sono stato 15 giorni in stanza con lui, lo sogno tutte le notti…”. E ancora: “…ha sempre assunto la terapia psicofarmacologica e lo faceva stare bene…”, “…lui stava peggio di me, gli avevano fatto molto male, lo hanno sfondato… stava così male che per 4 giorni non ha preso la terapia. Dopo 4 giorni si è svegliato e abbiamo parlato…”.

Agenti in servizio in carcere: “Ci sentiamo smarriti”

Si respira aria di smarrimento e disillusione tra i poliziotti penitenziari del carcere di Santa Maria Capua Vetere. “È come se avessimo contratto una malattia grave – spiega un agente con un metafora – ci sentiamo smarriti, sofferenti, senza sapere cosa ci può capitare. Durante la perquisizione del 6 aprile 2020 ci sono state sicuramente delle esagerazioni, ma il tutto va letto nel contesto di un periodo in cui c’erano rivolte in tutte le carceri italiane, penso a Foggia; e proprio a Santa Maria Capua Vetere furono trasferiti i detenuti protagonisti di quelle rivolte.

Così ci siamo trovati a fronteggiare una situazione esplosiva, con dei detenuti molto aggressivi che volevano prendere il sopravvento. Ricordo che noi, rispetti ai detenuti, siamo in minoranza”. Intanto nel carcere, alle vecchie carenze di organico si aggiungono quelle emerse dopo gli oltre 50 tra arresti e sospensioni: all’istituto casertano mancano all’appello, al momento, 150 agenti, e per ora il Dap sta provvedendo inviando il personale del Gom (Gruppo Operativo Mobile).

Letta: “Violenze intollerabili”

Immagini gravissime su cui la Magistratura farà piena luce. La legge vale per tutti e in Italia vige lo stato di diritto. Abusi così intollerabili non possono avere cittadinanza nel nostro Paese. A maggior ragione gravi perché ascrivibili a chi deve servire lo Stato con lealtà e onore”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, interpellato dal quotidiano Domani, il primo a diffondere il video sulle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

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