Cronaca

Spaccio nella Caserma dell’Esercito a Caserta: condannati due bersaglieri

Si chiude la vicenda sullo spaccio nella caserma dell’VIII Brigata Garibaldi di Caserta: la Cassazione ha confermato le condanne

Confermate dalla Cassazione le accuse di spaccio di cocaina dentro e fuori dalla caserma dell’ottava Brigata Garibaldi dei bersaglieri di Caserta, – con episodi di tangenti in coca pagate ai commilitoni sanitari incaricati di fare i drug test – nei confronti del caporalmaggiore Luigi Santonastaso condannato a 5 anni e due mesi e 30mila euro di multa, e della sua compagna, la soldatessa Roberta Rossini. La donna era stata condannata in primo e secondo grado a tre anni e sei mesi di reclusione e 20 mila euro di multa, adesso però la Cassazione pur confermandone il coinvolgimento nella vicenda – era suo il ‘drug test’ positivo all’uso di stupefacenti per alterare il quale si era fatto ricorso alla tangente in coca del valore di 200 euro – ha aperto alla possibilità che la sua condanna possa essere ridotta in un appello bis che dovrà valutare se le si possa concedere l’attenuante dello spaccio di “lieve entità”.

Spaccio nella Caserma di Caserta: la vicenda

La vicenda della “piazza di spaccio” messa in piedi nella caserma dell’VIII Brigata Garibaldi a Caserta era venuta alla luce nel 2016, quando i carabinieri, su disposizione della Procura di Santa Maria Capua Vetere, avevano arrestato i militari dell’Esercito, ricostruendo quanto accaduto: secondo gli inquirenti, il caporalmaggiore e la compagna, militare in ferma provvisoria per quattro anni, avevano messo in piedi lo spaccio di droga ai commilitoni, acquistando la droga a Caivano (Napoli) e Maddaloni (Caserta). Come già detto anche in precedenza, inoltre, i due alteravano i drug test, pagando ai militari sanitari tangenti in cocaina. Condannati in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e in secondo dalla Corte d’Appello di Napoli, ora le sentenze sono state confermate anche dalla Cassazione.

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