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Omicidio di Serena Mollicone, chiesti 30 anni di carcere per il comandante Mottola

Emergono nuovi dettagli sull'omicidio di Serena Mollicone. Trent'anni di carcere per l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Serena Mollicone. Trent’anni di carcere per Franco Mottola l’ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce. La requisitoria dell’accusa si è conclusa con la richiesta di condanna a 24 anni di carcere per Marco Mottola e 21 anni per sua madre. Lo riporta l’odierna edizione de Il Mattino.

Omicidio Serena Mollicone, chiesti 30 anni per Mottola

Quindici anni di reclusione sono stati chiesti a carico dell’ex vice comandante della caserma dei carabinieri di Arce, il luogotenente Vincenzo Quatrale (il pm ha chiesto l’assoluzione invece per il reato di istigazione al suicidio nei confronti del brigadiere Santino Tuzi, morto l’11 aprile del 2008 dopo aver clamorosamente rivelato agli inquirenti di aver visto entrare la diciottenne nella caserma il giorno della sua scomparsa); quattro anni di carcere sono stati chiesti a carico di un altro carabiniere, l’appuntato Francesco Suprano.

Cosa sappiamo sull’omicidio di Serena Mollicone

Serena Mollicone frequentava l’ultimo anno del liceo socio-psico-pedagogico “Vincenzo Gioberti” di Sora e suonava il clarinetto nella banda del paese. La madre era morta per una grave malattia quando lei aveva sei anni, il padre Guglielmo era un insegnante elementare che gestiva una cartolibreria nel paese mentre sua sorella Consuelo di 28 anni si era trasferita a Como dove svolgeva la professione di insegnante di scuola elementare. Da alcuni mesi Serena frequentava il ventiseienne Michele Fioretto, abitante di un paese vicino.

La mattina di venerdì 1º giugno 2001, Serena si reca all’ospedale di Isola del Liri, a 10 km dal paese, per sottoporsi ad un esame radiografico, una ortopanoramica. Dopo la visita medica, terminata alle 9:30, acquista quattro pezzi di pizza e quattro cornetti in una panetteria nei pressi della stazione, lasciando presumere che dovesse incontrare delle persone; gli investigatori ipotizzano che successivamente abbia preso l’autobus per Arce e l’ultimo avvistamento avviene in piazza Umberto I, la piazza principale del paese. Serena, il cui rientro a casa era previsto per le ore 14, quel giorno deve incontrare il suo ragazzo e nel pomeriggio avrebbe dovuto completare la tesina per l’esame di maturità.

Il cadavere viene ritrovato verso le ore 12:15 di domenica 3 giugno 2001 da una squadra della Protezione Civile, nel boschetto di Fonte Cupa ad Anitrella, frazione di Monte San Giovanni Campano a 8 km da Arce, in una zona già ispezionata il giorno precedente da alcuni carabinieri che non notarono nulla di particolare. Il corpo è adagiato in posizione supina in mezzo ad alcuni arbusti, coperto con rami e fogliame, nascosto dietro un grosso contenitore metallico abbandonato. La testa, che presenta una vistosa ferita vicino all’occhio sinistro, è avvolta in un sacchetto di plastica, mentre le mani e i piedi sono legati con scotch e fil di ferro. Naso e bocca appaiono avvolti da diversi giri di nastro adesivo, facendo dedurre che la morte sia avvenuta per asfissia.

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